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venerdì 30 novembre 2012

Camera 3011 - Nuda

Sto qui sulla collina a contemplare le maestose mura di questo castello di certo posato qui con un gesto leggero da un eroe di un mondo antico .Una coltre di viti decorata da ricami di bocche di leone, fiori di maggio e margherite si snoda alle sue pendici come un dono agli Dei, offerto con il capo chino. 
Il vento sconvolge lo sguardo verso ogni prospettiva, tra tetti dai coppi sconnessi, terrazzi con abiti che garriscono come giulivi gagliardetti che sfilano tra case diroccate e persone (poche) appese strette  strette ai propri vestiti per non cedere al concupiscente vento che le vuole nude.
Nude come le donne dipinte su queste tele, figure lanciate da lontano con un gesto violento che le allarga e distorce, gemono tra linee incise da un coltello, i colori a schiaffeggiarle e i gemiti del vento a dargli voce ed io rapita che mi attacco un cartello negli occhi con scritto "Torno Subito".
Fausto Pirandello

Mura possenti attorno e poca aria come nel fondo di un profondissimo pozzo in cui sono senza fiato con i sensi a cogliere un segno, una luce, un punto sconnesso tra le pietre che mi circondano o un arnese che possa scalfirle.

Uno scalpiccio pigolante mi riporta indietro, ne seguo il suono, quel rimestare soffuso e scorgo nel muro una sottile feritoia. Mi alzo sulla punta dei piedi ma salirei anche sul tavolo se servisse e se avessi come colonna sonora un pezzo di Gloria Gaynor ma la visuale mi si apre in piano e  due uccellini con gli occhi da pesci senz'acqua rimestano tra rami spezzati e foglie e il sole gli fa da coperta in attesa del cibo materno.

Sorrido complice della vita e della bellezza, della solitudine e della cura altrui,della tenerezza e anche del freddo-dentro.

Sorrido, ancora, della tenacia e dell'incertezza e pure della paura e della lucida determinazione. 

Sorrido, tra le dissonanze di questi giorni miei e mi ricordo che è quasi ora di pranzo e che fuori c'è un meraviglioso possente vento che  prende e scompiglia l'anima (e c'è un ristorante che prepara magnifici spaghetti alla bottarga)...esco e mi lascio rapire dal vento, gli occhi chiusi ad assorbire il calore e il sole ad infilarcisi come fili lamè nella trama della mia anima a ridar luce ed un nuovo sentire.

giovedì 26 novembre 2009

Camera 101 - Velluto rosso

Non aveva la piu' pallida idea del motivo che l'aveva portata in quel luogo.
Anzi, a pensarci bene il motivo le era ben chiaro.
O forse no.
Era una donna confusa. E poi anche le cose attorno avevano contorni confusi.
Avrebbe dovuto esserci un crocefisso lassu', esattamente sopra al letto. Invece la parete era ricoperta da una tappezzeria in sottile tela juta. Una parete nuda.

Il crocefisso aveva visto tutto. Ogni movimento, ogni scivolare tra dentro e fuori e aveva seguito i contorni di quei corpi giovani riflessi allo specchio del cassettone della nonna.
E li aveva guardati assai male (a che punto dell'ordine del giorno o dei Comandamenti avevano contravvenuto?!)
I cassetti, invece, sbalorditi da tali movimenti, erano restati mezzi aperti.
Loro non conoscevano nè Comandamenti nè OdG dunque osservavano, semplicemente osservavano.
Uno (l'ultimo in basso) eccitato dalle scena inconsueta sbavava letteralmente con due maniche di golf (rossonatale) appese alla bocca.

La cassettiera ha cambiato casa. Il crocifisso non c'è piu' e la confusione impera.

Cosa ci faccio qui?

"Sei venuta a rimettere a posto"

"Oh, senti ma che cosa devo mettere a posto e poi perchè Io? Ho da fare, molto altro da fare, ho sempre da fare: non ho tempo!"

"Scappi ancora, non sei cambiata...ti lasci sempre portare dalla corrente?!"
"
Fai presto a parlare tu! Arrivi bellofresco e sputi sentenze. Li conosco quelli come te, sai sempre cosa è Giusto e come-dove-cosa è doveroso fare. Io non ho tempo adesso"

"hai paura. Una fottutissima paura..."

"Vaffanculo. Hai sentito?! V A F F A N C U L O!"

"Paura di guardare come è la stanza adesso...Devi farlo. Si tratta di uno s-forzo. Devi!"

Vide la poltrona in velluto vermiglio ai piedi del letto, ci si sedette appoggiandosi all'alto schienale e restò lì, sospesa in un' aura di polvere e naftalina.